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ALLARME COLDIRETTI: Importazioni di POMODORI CINESI aumentate del 680%

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downloadLa Coldiretti avvisa: le importazioni di concentrato di pomodoro proveniente dalla Cina hanno raggiunto una somma pari a circa 70 milioni di chili nel 2015, aumentando del 680%. L’associazione si basa sui dati Istat relativi ai primi 11 mesi del 2015, e tutto ciò rappresenta un rischio non di poco conto, dal momento che il Made in Italy rischia in tal modo di essere schiacciato sia dalla concorrenza, sia dal fatto che in questo caso non vi è l’obbligo di indicare la provenienza del prodotto.

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Pertanto, anche all’estero, la concorrenza è forte. Perché non è obbligatorio indicare la provenienza del prodotto? Di seguito spieghiamo la ragione.

Dalla Cina, avvisa la Coldiretti, si assiste ad un fenomeno che vede sempre più navi sbarcare fusti di oltre 200 chili, contenenti concentrati di pomodoro da rilavorare e poi confezionare come italiano, giacché sui contenitori bisogna obbligatoriamente scrivere solo il luogo del confezionamento, non quello relativo alla coltivazione di un pomodoro.

Aumentano le importazioni, si riducono i prezzi pagati agli agricoltori italiani, i quali sono costretti anchea ad un contenimento delle superfici coltivate. Si prefigura uno scenario davvero preoccupante per i pomodori italiani, che sono tra i prodotti simbolo della famosa dieta mediterranea.

Uno scenario vergognoso, a tratti raccapricciante. Perché c’è molta richiesta dei pomodori cinesi? Perché costano poco, ed inoltre possono anche essere venduti come prodotti italiani, se confezionati in Italia.

La Cina attualmente rappresenta il secondo bacino di produzione, collocandosi subito dopo gli USA, ma c’è un dato da sottolineare: il paese asiatico in questione anche nel 2015 ha ottenuto un record non proprio lusinghiero, quello cioè delle notifiche per prodotti alimentari non regolari, visto che in alcuni casi (fortunatamente non tutti però e non nella maggior parte, è il caso di evidenziarlo) contaminati da microtossine, coloranti e additivi che si pongono al di fuori delle norme afferenti l’Unione Europea.

Dunque, a ben vedere, lo scenario è preoccupante per il brand del Made in Italy, sempre più a rischio contraffazione (come anche per quanto concerne l’olio d’oliva italiano, dove le olive e gli stessi oli miscelati spesso non sono italiani). Bisognerebbe intervenire con apposite regolamentazioni per contrastare l’avanzare di fenomeni di questo tipo.

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